Intergruppo parlamentare “Asset Digitali, Blockchain e Bitcoin”

Sessione mattutina · 24 settembre 2026

Apertura dei lavori dell’Intergruppo

Marcello Coppo

Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 11:06 min

In breve

Marcello Coppo, presidente dell’Intergruppo, apre i lavori e ringrazia chi ha coordinato i Gruppi di lavoro. Usa un parallelo con la storia del calcolo per spiegare perché Bitcoin e blockchain meritano attenzione istituzionale e un confronto informato sulle loro applicazioni.

Il video dell’intervento

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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.

Trascrizione integrale revisionata

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Grazie, grazie a tutti. Il presidente Osnato mi ha chiamato: è occupato in Commissione, tarda ma arriva. Almeno me l’ha promesso, ma è uno che normalmente la parola la mantiene, quindi passa. Prima di tutto grazie, grazie a tutti voi, grazie ovviamente ad Antonio Annino, a Gabriele Del Mese, che con tutti gli altri responsabili dei gruppi ha coordinato questo evento e ha portato avanti il lavoro, perché di lavoro ce n’è stato tanto. Non entro nella storia del percorso del prima e del dopo, sennò toglierei l’intervento sia ad Antonio sia a Gabriele, e non sarebbe educato dopo tutto il lavoro che hanno fatto.

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Quindi vado ancora più indietro nella storia, perché per capire cosa sta succedendo con l’arrivo della blockchain, o meglio con Bitcoin e con l’arrivo della blockchain, secondo me bisogna tornare al 1200 circa, con il Liber Abaci. Il Liber Abaci l’aveva scritto Fibonacci, che aveva scoperto cosa? I numeri arabi, indo-arabi, e aveva scoperto qualcosa di incredibile, cioè lo zero. Perché nella matematica occidentale lo zero non c’era: semplicemente, se non c’è niente, non scrivo niente. I romani erano abbastanza pratici quando dovevano ragionare delle cose.

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Nel sistema romano calcolare era difficile, un po’ lento e riservato a pochi, tant’è che c’era un mestiere, gli abecedari all’epoca, che grazie a questi abachi facevano i vari conti e riuscivano a restituire delle cifre. Però fare dei conti calcolando gli interessi… Immaginatevi una partita doppia gestita coi numeri romani, solo per farvi capire: chi è del settore diventa matto. Quindi senza quello zero e senza quei numerini e quelle cifre noi non saremmo arrivati a come siamo arrivati. Se poi pensiamo che l’informatica si basa su zero e uno, addirittura lo zero è il 50% di quello che è l’informatica, capiamo che questo zero effettivamente ci ha svoltato un po’ la vita.

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Da quelle innovazioni passarono lo sviluppo della contabilità, l’espansione dei commerci e una parte importante della modernità economica. Perché? Perché si velocizzava il tutto. Non è che lo zero ha aumentato le pecore, i cammelli, le mucche o l’oro o la materia. Lo zero ha semplificato lo scambio, ha semplificato i rapporti umani, i calcoli, ha semplificato una tecnologia che era iniziata nel 3000 avanti Cristo, con i primi registri che hanno trovato in Medio Oriente, dove si riusciva a registrare delle informazioni con che cosa? Con dell’energia e della materia. L’energia era lo scalpellino che andava a scalpellare — scalpellare è brutto da dire — che andava a scolpire la roccia, e la materia era ovviamente la pietra. Man mano nell’evoluzione del tempo la materia si è sempre ridotta, l’energia magari è un po’ aumentata, l’importanza dell’energia rispetto alla materia. E siamo arrivati ovviamente ai computer.

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Bitcoin, secondo me, è un po’ lo zero, perché non ha introdotto semplicemente una nuova moneta digitale: ha introdotto la decentralizzazione nel trasferimento e nella verifica del valore. La possibilità di registrare, validare una transazione attraverso una rete, senza intermediario e senza dipendere da altri. Questo semplifica di molto le cose. Dall’altra parte è aumentata la presenza del registro, perché il registro c’è sempre, è tutto tracciato con Bitcoin. Il problema è andare a beccare dal wallet chi è. Però quello, ovviamente, abbiamo chi lo sa fare meglio di noi.

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Questo nuovo elemento è inserito nella grammatica finanziaria ormai. Questo nuovo elemento, anche fuori dall’Italia, fuori dall’Europa, è diventato un riferimento a cui tutti stanno puntando per velocizzare le cose. Voi avete sentito: la borsa americana sta pensando di tokenizzare le azioni. Potranno essere tradate ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Perché? Perché le ha velocizzate.

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Se c’è questo nuovo elemento, ovviamente non significa affermare che ogni criptoattività abbia valore di per sé, perché sappiamo tutti che il 99,9% è roba che è meglio evitare. Anzi, a confronto i truffatori sono ancora generosi rispetto a tanti progetti che vengono fuori, specialmente dai fuffaguru. Significa però riconoscere che è nata un’architettura nuova e che la politica non può permettersi né di ignorarla né di giudicarla attraverso categorie costruite per il secolo scorso.

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Questo è il lavoro dell’Intergruppo parlamentare. L’Intergruppo non deve essere un luogo di entusiasti contrapposti agli scettici. Deve essere il luogo nel quale le istituzioni, imprese, studiosi, professionisti, comunità si confrontano per trasformare la complessità in proposte concrete. Dobbiamo comprendere questa innovazione, distinguere i progetti seri da quelli che non sono seri, proteggere i risparmiatori e gli investitori, offrire certezza agli operatori e impedire che imprese, competenze e capitali, come abbiamo detto prima, lascino l’Italia perché altrove ci sono regole più chiare o comunque un approccio più semplice e migliore.

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Per capire se proprio questa roba non la pensiamo solo noi — perché tutti quelli che sono qua sono interessati alla materia, un po’ nerd lo sono, potete confessarlo tranquillamente — dobbiamo capire anche là fuori come la pensano su questo argomento. Quindi abbiamo pensato di fare un sondaggio. Il sondaggio completo ce l’ho io, però qualche dato possiamo darlo.

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Il 91% degli italiani ha almeno sentito parlare di criptovalute. Aver sentito parlare non vuol dire che ne capisce, però. Il 57% dichiara di conoscerle bene, o almeno a grandi linee. Il 28% degli intervistati le possiede, le ha possedute oppure segue comunque l’andamento del settore. Quindi ragioniamo del 28% degli italiani che si interessa al settore. Le criptovalute sono solo una parte del settore, perché ci sono anche gli altri. Più di un italiano su quattro ha già stabilito un rapporto concreto con questo mondo.

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Il 68% ritiene che chi vuole investire in criptovalute debba essere libero di farlo, assumendosene la responsabilità. Allo stesso tempo, solo il 4% pensa che gli operatori del settore debbano avere obblighi meno severi degli altri operatori finanziari. Quindi gli obblighi devono essere uguali, né di più né di meno.

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Ovviamente non parliamo di una richiesta di assenza dello Stato. Noi parliamo di uno Stato competente, capace di tutelare, come attualmente abbiamo qua le forze dell’ordine, che ringrazio sia di essere qua, ma soprattutto per il lavoro che fanno. Noi quello ce l’abbiamo, perché hanno grande conoscenza di questa innovazione. Loro stessi sono i nerd, senza offesa, della pubblica amministrazione, dove però, per come sta andando il mondo, tutti dovranno poi guardare, perché senza un approccio su queste tematiche sarà un problema.

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Ragioniamo della fiscalità. Noi attualmente proposte da presentare non le abbiamo ancora. Stiamo valutando, c’è un tavolo che sta lavorando e arriveremo, spero, a una proposta che sarà definitiva. Però c’è da dire cosa pensano gli italiani. Il 55% considera giusto tassare i guadagni da criptovalute esattamente come quelli da azioni e obbligazioni, quindi non di più, neanche di meno. Ma il 77% non conosce l’aliquota applicata. Se uno gli chiede: “Quanto è l’aliquota applicata?”. Sette, nove, dieci, trentatré, ventidue, quarantatré.

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Il compito della politica quindi non è prevedere il prezzo di Bitcoin, quanto andrà su, quanto andrà giù, ma comprendere la portata tecnologica, governarne gli effetti, costruire un quadro nel quale innovazione, legalità, libertà, interesse nazionale possano procedere insieme. Ottocento anni fa lo zero non tolse valore agli altri numeri: consentì di rappresentare una realtà più grande e consentì di rappresentare quella che era la realtà in minor tempo. Oggi la decentralizzazione non rende inutili le istituzioni: impone alle istituzioni di diventare più preparate, più rapide e più credibili.

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Il Liber Abaci, che consiglio di leggere perché è la base della matematica moderna, anche se è un po’ un italiano arcaico, insegnò all’Europa un nuovo modo di contare. La sfida che abbiamo davanti è fare in modo che nella nuova economia digitale l’Italia non debba limitarsi a contare le opportunità perdute. Non dobbiamo subire il futuro, ovviamente non dobbiamo neanche limitarci a inseguirlo: dobbiamo contribuire a scrivere il codice e le regole. Questo, secondo me, è il passaggio che deve fare l’Intergruppo.

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Non vado oltre perché ruberei l’argomento ai colleghi e ne ho già preso troppo, ma io quello che vi posso dire è grazie. Anche perché questo zero, a seconda di dove lo metti e a quanti ce ne sono, diventa molto importante. E se tutti siamo degli zeri con un uno davanti, siamo parte di un milione di miliardi. Io vi ringrazio.