Intergruppo parlamentare “Asset Digitali, Blockchain e Bitcoin”

Stati Generali · 24 settembre 2026

Dalla traccia on-chain alla prova

Francesco Fantinelli

Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 2:58 min

In breve

Francesco Fantinelli spiega come trasformare una traccia on-chain in un elemento utile alle indagini. Collega l’attribuzione delle transazioni alla qualità dei dati, delle segnalazioni e del ritorno informativo tra operatori e autorità.

Il video dell’intervento

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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.

Trascrizione integrale revisionata

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Buongiorno a tutti, sono Francesco Fantinelli, mi occupo di antiriciclaggio e investigazioni on-chain e oggi vorrei riprendere alcune tematiche affrontate al gruppo di lavoro numero 14 dedicato all'antiriciclaggio, tracciabilità e intelligence su blockchain. Parto da un punto che in questa sala è quasi ovvio, ma che fuori di qui continua a essere frainteso. Le principali blockchain non sono opache. Il registro è pubblico, integrale e immutabile. Il problema investigativo non è vedere la transazione, ma attribuirla a un soggetto.

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E se il problema è questo, allora la tracciabilità non è un obiettivo irrealistico. Dipende da scelte nostre e non dalla tecnologia. Dipende da quanto sono solidi i controlli nel punto in cui il valore digitale entra nell'economia reale, perché è lì che l'identificazione produce gli effetti e dipende dalla rapidità con cui l'informazione arriva dagli operatori alle autorità. I fondi si spostano in pochi minuti e attraverso più giurisdizioni prima che sia possibile intervenire e un dato accurato ma tardivo è nei fatti un dato che non c'è. Le aree in cui la tracciabilità viene davvero meno sono poche e identificabili, le cosiddette privacy coin, pensate per nascondere le transazioni, i servizi di mixing, i bridge fra diverse blockchain e i protocolli decentralizzati privi di un soggetto responsabile.

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Su ciascuna di queste si può intervenire con un approccio basato sul rischio. Per la finanza decentralizzata ad esempio il gruppo propone di fare propri gli indicatori del GAFI, che aiutano a capire chi controlla davvero un protocollo. Sul piano nazionale gran parte delle proposte non richiede interventi legislativi, un vademecum delle red flag, la riforma tecnica delle segnalazioni di operazioni sospette, le linee guida sull'impiego di blockchain analytics e, per evitare la frammentazione, un formato comune con cui le autorità possono mettere insieme le informazioni che ciascuna già detiene. Le tecnologie evolvono rapidamente e già oggi le operazioni possono essere disposte da agenti autonomi. Il gruppo propone di dedicarvi una nota tecnica per lavorare in anticipo e non in reazione.

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Chiudo con una nota di metodo. Più segnalazioni non significano migliore intelligence, contano la qualità del dato e il ritorno informativo verso chi segnala. La sfida, come ricorda l’AMLA, è tradurre la comprensione in azione. Ed è proprio in questa direzione che il gruppo intende contribuire. Grazie.