Gruppo di lavoro 8 · 24 settembre 2026
Cybersecurity e resilienza delle infrastrutture

Stefano Mele
Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 5:13 min
In breve
Stefano Mele presenta il Gruppo 8 su cybersecurity e infrastrutture critiche. Esamina l’uso criminale delle criptoattività, in particolare i pagamenti legati al ransomware, e le opportunità di collaborazione tra studiosi, forze dell’ordine e decisori pubblici.
Il video dell’intervento
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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.
Trascrizione integrale revisionata
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Buongiorno, grazie. Cedo con piacere i primi quindici secondi per ringraziare di cuore l’onorevole Coppo per aver creato questo Intergruppo, a te Antonio per il coordinamento e tutti voi per aver partecipato, non solo ai gruppi, e per l’attenzione.
All’interno del gruppo Cybersecurity e infrastrutture critiche abbiamo analizzato un po’ il tema dalla parte, tra virgolette, dei cattivi, scusate la semplificazione. Quindi dalla parte legata a come le organizzazioni criminali, in particolar modo, stiano sfruttando Bitcoin per i propri scopi criminali, scusate il gioco di parole. Non so se sapete — i dati non sono ancora pubblici — però durante il mese di agosto l’Italia è stato il secondo Paese più colpito al mondo da attacchi ransomware. Attacchi ransomware significa un malware che crittografa tutte quante le informazioni all’interno delle reti, dei sistemi e dei servizi del soggetto bersaglio, chiedendo un riscatto pagato in Bitcoin o in altre cripto; alcune ulteriori cripto stanno emergendo, come Monero, per ottenere idealmente la chiave per sbloccarle.
Le organizzazioni criminali sono particolarmente attive, come sapete molto bene, nell’uso delle criptovalute, delle criptomonete, come volete chiamarle. Abbiamo immaginato all’interno del gruppo di creare un modello che possa portare il Governo a una strategia di contrasto a questo genere di attività criminali. Abbiamo quindi consegnato nelle mani dell’onorevole Coppo un documento con otto punti specifici che delineano, o potrebbero delineare, una strategia nazionale. Sono dei primi otto punti, se ne potrebbero fare ottanta, ma abbiamo cercato di concentrarci su quelli che ci sembrano i temi un po’ più rilevanti fino a questo momento.
Anzitutto un dato: anche i numeri pubblici che abbiamo sugli attacchi ransomware in realtà sono come la classica punta dell’iceberg. Sapete molto bene che, qualora i soggetti decidano sfortunatamente di pagare il riscatto all’organizzazione criminale, l’organizzazione criminale promette, tra virgolette, di non rendere pubblica l’informazione. Nel momento in cui noi analizziamo che l’Italia ha avuto oltre cinquanta attacchi ransomware soltanto nel mese di agosto di quest’anno, sono probabilmente cinquanta soggetti che hanno deciso di non sottostare al ricatto criminale da parte delle organizzazioni che li hanno colpiti.
Quelli che invece hanno dovuto o voluto sottostare, di questi la notizia non esce praticamente quasi mai pubblica. Quindi il dato è sempre maggiore rispetto alla realtà e occorre agire, secondo noi, con una prevenzione mirata che guarda anzitutto alle piccole e medie imprese. Queste organizzazioni criminali sempre di più è verso questo mercato che si rivolgono per ottenere il proprio scopo principale, ovviamente guadagnare e ottenere i proventi criminali ancora una volta attraverso Bitcoin.
Abbiamo evidenziato anche durante i lavori e la riflessione — soprattutto in questo caso con il ringraziamento per il Comando Antifalsificazione Monetaria dell’Arma dei Carabinieri, il generale Vitagliano, la sezione cripto che ha lavorato alacremente su questo documento — quali attività investigative, quali poteri investigativi possono essere dati ancora alle forze dell’ordine oggi. Quale spazio c’è per rendere possibile uno degli obiettivi principali: dover dare anche solo un segnale contro queste organizzazioni criminali, che non si tratta di svolgere attività criminale estorsiva, in questo caso all’interno del cyberspazio, senza delle regole, senza un contrasto, senza che qualcuno riesca a fermarli.
È chiaro che è complicato, lo sapete molto meglio di me, ma anche riuscire a dare pochi segnali di contrasto investigativo è molto utile. Vado verso le conclusioni senza bisogno che Antonio mi dica “trenta”. Tendenzialmente le organizzazioni criminali vivono un’evoluzione molto frammentata. Noi abbiamo passato i primissimi anni di questo fenomeno criminale a guardare delle organizzazioni particolarmente strutturate, che col modello della doppia estorsione raccoglievano soldi, dando ovviamente questo genere di possibilità a chi voleva intraprendere l’attività criminale.
Oggi invece vediamo un’enorme frammentazione. L’enorme frammentazione è un segnale di debolezza di queste organizzazioni criminali, almeno a mio avviso, ed è un’opportunità per le forze dell’ordine, per la politica, per gli studiosi, per intervenire all’interno di questi sistemi criminali: dare un segnale, bloccare i pagamenti e bloccare soprattutto la ricostituzione di queste organizzazioni. Ovviamente la strategia, come vi dicevo, sono otto punti, non li posso elencare tutti. Ringrazio ancora per l’attenzione e ancora ringrazio l’onorevole Coppo. Grazie.