Intergruppo parlamentare “Asset Digitali, Blockchain e Bitcoin”

Gruppo di lavoro 4 · 24 settembre 2026

DeFi e servizi finanziari decentralizzati

Marco Tullio Giordano

Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 7:04 min

In breve

Marco Tullio Giordano presenta il Gruppo 4 sulla finanza decentralizzata. Analizza la disintermediazione resa possibile dai protocolli DeFi, le dimensioni del mercato e le difficoltà di applicare regole pensate per soggetti centralizzati, proponendo di studiare e disciplinare il fenomeno.

Il video dell’intervento

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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.

Trascrizione integrale revisionata

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Buongiorno a tutti, grazie di essere qui. Il mio gruppo si è occupato di DeFi, finanza decentralizzata, quindi della decentralizzazione, della disintermediazione di finalità che fino ad oggi sono state appannaggio di istituti pubblici o comunque istituti vigilati. È un argomento di frontiera, è la naturale evoluzione del white paper di Satoshi Nakamoto. Dopo la disintermediazione dei pagamenti, con gli stessi strumenti, in maniera quasi spontanea, le comunità, le persone, i cittadini possono cooperare per erogare servizi che sono di negoziazione, creditizi, un domani assicurativi.

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Questa cosa sicuramente spaventa. Spaventa perché è nuova, spaventa perché abbiamo avuto nel corso degli anni degli esempi di che cosa la disintermediazione può portare. Il 13 giugno, alla presentazione del tavolo, avevo fatto il paragone con il mondo audiovisivo, il mondo musicale, che a causa o in conseguenza del peer-to-peer, dell’open source, di Internet, ha subito una trasformazione che direi storica. Oggi fruire in streaming, pagare in pay-per-view, condividere pubblicamente la musica è la normalità, ma all’epoca era stato in qualche modo attenzionato e relegato in un angolo da coloro i quali contrastavano questo cambiamento.

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Quello che abbiamo imparato è, prima di tutto, che il cambiamento, soprattutto quando parte dal basso, non può essere contrastato. In secondo luogo, il mercato attuale dei contenuti audiovisivi, dello streaming, di questi nuovi mercati, ci ha dimostrato che l’indotto è anzi addirittura maggiore di quello che forse potevamo immaginare con i vecchi strumenti. Bene, la finanza decentralizzata poggia sugli stessi pilastri: reti fra pari, codice sorgente aperto, assenza di enti centrali. Ma l’oggetto, in questo caso, è ben altro e di ben altro valore. Non si distribuisce più liberamente un bene culturale, ma si erogano funzioni creditizie, bancarie, un domani assicurative.

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Le dimensioni del fenomeno ci aiutano a capire di che cosa parliamo. Oggi nei protocolli decentralizzati sono depositati circa 70 miliardi di dollari; all’inizio dell’anno erano più di 100. Un mercato che è volatile, sì, ma che non può essere preso sottogamba. Perché? Perché il futuro va in quella direzione. L’onorevole Coppo, presentando i lavori, ha parlato della possibilità di tokenizzare le azioni. Bene, queste azioni, ancor prima che i mercati tradizionali abbiano trovato la soluzione per tokenizzarle, sono già state proposte in via tokenizzata su mercati pubblici, liberi, liberamente raggiungibili da chiunque voglia interessarsi alla materia.

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Il gruppo ha prodotto sei documenti di lavoro. Alessandro Raboni, con la collaborazione del sottoscritto, ha analizzato i prestiti on-chain, dove è concentrata la maggior parte del volume attualmente presente sulla DeFi. Giorgio Guidetti e il collega Marco Pignatone hanno studiato il caso di Hyperliquid, un mercato dove è possibile scambiare derivati sintetici tokenizzati senza scadenza e dove si possono creare i controvalori tokenizzati di azioni reali.

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Il sottoscritto, insieme alla collega Alice Turin, ha analizzato, studiato, provato a raccogliere informazioni sui mercati predittivi. Immagino ne abbiate sentito parlare: in altri ordinamenti hanno già ricevuto un collocamento strutturale; in Europa probabilmente sarà più difficile. Fatto sta che sono una fonte di informazione, soprattutto finanziaria ma non soltanto, da non prendere sottogamba.

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Il collega Salvatore Luciano Furnari ha affrontato la questione ormai ben conosciuta delle DAO, Decentralized Autonomous Organizations: quindi delle organizzazioni senza amministratori, che si muovono grazie alle decisioni dei partecipanti, dei token holder, e la cui esecutività è demandata a codice automatizzato. L’instancabile Ionut, nonostante avesse dovuto pensare al proprio gruppo, ha comunque prodotto un documento che narra la convergenza fra la finanza tradizionale e la finanza decentralizzata.

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Infine, ultimo ma non ultimo, Matteo Tambussi. Io lo ringrazio perché, in un mondo che parla soltanto di utilizzo di queste tecnologie sul piano finanziario, ha espresso un focus sulle possibilità che questi strumenti mettono a disposizione di noi cittadini per dei fini civici: quindi network state, network society, decentralized society. Strumenti che possono includere la partecipazione dei cittadini, dall’energia al volontariato, ai territori, e non possono non essere presi in considerazione.

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Dai sei lavori, che sono appunto lavori di studio, eventualmente di direzione, di proposta, emergono tre punti. Il primo è che il punto più fragile non è tanto la decentralizzazione, ma l’oracolo, quindi quella funzione che ricollega al mondo reale. Il secondo è che le… Sì, perdonami Antonio. Il secondo è che le responsabilità devono essere distribuite e bisogna trovare la scala di valori. Il terzo, su cui chiudo, è il più importante.

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In passato abbiamo fatto l’errore di relegare in un angolo ciò che non riuscivamo a perimetrare: penso alle ICO, penso alle società offshore. Questo ha portato più danni che benefici. Quindi molto probabilmente è meglio studiare e regolamentare il fenomeno e la materia piuttosto che nasconderli nell’angolo più buio della classe, dove comunque continueranno a fare il loro corso. Vi ringrazio e perdonatemi per il resto.