Intergruppo parlamentare “Asset Digitali, Blockchain e Bitcoin”

Sessione mattutina · 24 settembre 2026

Sicurezza e legalità — Arma dei Carabinieri

Gianluca Vitagliano

Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 9:34 min

In breve

Il generale Gianluca Vitagliano porta la prospettiva del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria. Parla dell’evoluzione delle criptoattività e dell’attività di contrasto agli impieghi illeciti, collegando competenze investigative e confronto con l’Intergruppo.

Il video dell’intervento

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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.

Trascrizione integrale revisionata

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Signore e signori, buongiorno. Io innanzitutto ringrazio per l’opportunità e soprattutto ringrazio l’onorevole Coppo. Perché l’Antifalsificazione Monetaria? Perché dall’Antifalsificazione Monetaria dipende un comando criptovalute, che si occupa proprio di contrastare l’utilizzo illecito degli asset digitali. Ringrazio i responsabili dei tavoli. Per noi è stato molto sfidante poterci confrontare su temi di così elevato livello, perché ormai non parliamo più di una transizione tecnologica, ma stiamo proprio affrontando un cambio totale di visuale.

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Come è stato detto, lunedì è stato approvato il sistema Pontes e questa è la prova che non siamo più in una fase di sperimentazione, ma andiamo in una fase di assoluta attuazione. I riflessi dell’utilizzo illecito dei crypto-asset si vedono direttamente nella nostra vita quotidiana: energia, tecnologia, geopolitica. Pensate al pagamento del passaggio nello Stretto di Hormuz in digital yuan o in stablecoin.

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Criptoattività non è solo criptovalute. Criptoattività è un termine molto più ampio, non solo perché adottato dal MiCA, ma perché ormai tokenizzazione, smart contract e finanza decentralizzata sono qualcosa di ben più ampio del citato più volte Bitcoin. Il perimetro quindi si allarga a dismisura. È un ecosistema che offre opportunità reali e che proprio per questo attrae la criminalità organizzata e comune, che vi riconosce un’infrastruttura finanziaria parallela, rapida, transfrontaliera e almeno in apparenza opaca.

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Nel 1988 Timothy May, l’autore del Crypto Anarchist Manifesto, da cui parte praticamente tutto, prevedeva che la crittografia avrebbe alimentato anche mercati di beni rubati, estorsioni, e le indagini di questi ultimi anni gli hanno dato in larga parte ragione. I numeri che noi affrontiamo impongono attenzione: secondo i report pubblici delle varie società di blockchain analysis, si è passati a 154 miliardi nel 2025, con un aumento del 162%, gran parte legato all’evasione di sanzioni internazionali, ma comunque numeri importanti. È il terreno del cyber-riciclaggio, del ransomware, del dark web. Lo stesso strumento che consente a un’impresa di pagare in tempo reale un fornitore dall’altra parte del mondo consente a un’organizzazione criminale di spostare milioni attraverso continenti in pochissimi minuti.

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A questo mi permetto di aggiungere due frontiere. La prima è l’intelligenza artificiale: preziosa per individuare anomalie e schemi fraudolenti, ma che richiede regole chiare. Per citare quanto detto qualche giorno fa dal signor Presidente della Repubblica, l’innovazione deve restare ancorata alla dignità della persona e ai diritti fondamentali.

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La seconda è il quantum computing. Le firme digitali basate su curve ellittiche, come quelle utilizzate da Bitcoin ed Ethereum, potrebbero essere violate da un computer quantistico sufficientemente potente, in grado di risalire alla chiave pubblica e anche a quella privata. Nel 2024 il NIST ha formalizzato già i primi standard post-quantum e l’Unione europea ne ha definito una roadmap per la migrazione. È una transizione che nessuno può affrontare da solo. Richiede cooperazione internazionale, collaborazione interistituzionale tra autorità e mondo della ricerca, forze di polizia e operatori di mercato. Questa nuova forma di networking è una delle principali linee d’azione che noi abbiamo voluto adottare come comando.

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Segnalo peraltro che in questi giorni è stato pubblicato uno studio che propone la prima estensione post-quantum del Lightning Network, il circuito di pagamento rapido costruito su Bitcoin. Gli autori, con un articolo in lingua inglese molto tecnica, che mi obbliga a usare un condizionale, credono di aver dimostrato che la migrazione potrebbe iniziare subito su quei livelli senza necessità di modifica del protocollo Bitcoin e senza il venir meno della compatibilità con i nodi non aggiornati.

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Questa è una prospettiva, quella dell’Intergruppo, che abbiamo accolto nel marzo 2025. L’intuizione dell’onorevole Coppo ha consentito di superare un approccio frammentario e di creare uno spazio di confronto permanente e multidisciplinare. L’Arma vi ha partecipato in modo propositivo, non limitandosi a un punto di vista repressivo. I nostri specialisti hanno portato l’esperienza di chi affronta ogni giorno sul terreno la realtà investigativa. Il nostro contributo nasce da un modello operativo che integra la blockchain analysis, l’open-source intelligence, le operazioni particolari e speciali, quali ad esempio quelle sotto copertura, integrate pienamente nelle tecniche tradizionali di polizia giudiziaria, per ancorare l’evidenza digitale a persone e condotte concrete.

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Da questa esperienza nascono tre esigenze che mi piacerebbe affidare alla riflessione. La prima è la velocità. Una transazione attraversa più giurisdizioni in pochi minuti, gli strumenti di cooperazione richiedono invece settimane o mesi. Il citato regolamento europeo sulla prova elettronica, applicabile già adesso, è un grande passo avanti; tuttavia segnalo che esclude espressamente dal proprio ambito i servizi finanziari, all’articolo 5. Servono meccanismi di congelamento rapido e canali diretti tra autorità e piattaforme.

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La seconda è l’informazione. Il citato MiCAR sicuramente apre le porte agli enti e ai prestatori autorizzati. La cosiddetta travel rule, o per usare un termine italiano la passaportabilità, è tuttavia un ostacolo serio allo scambio di informazioni, soprattutto tra unità finanziarie. È necessario anche in questo caso garantire e rendere rapido ed efficace lo scambio informativo.

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La terza è l’effettività del sequestro e della confisca. Stiamo lavorando da tempo e la domanda è sempre la stessa: come trasformare un provvedimento su un bene digitale in una concreta capacità di prenderne il controllo, la custodia, impedirne la dispersione e soprattutto renderne un vantaggio per la comunità? È quindi motivo di soddisfazione che il Consiglio dei ministri abbia approvato il decreto che recepisce la direttiva 1260. È tuttavia necessario altrettanto velocemente procedere con tutti gli adempimenti operativi per garantirne la sicurezza.

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La tecnologia purtroppo corre sempre più veloce delle regole. Questo scarto non deve diventare né una zona grigia né causa di una regolamentazione affrettata che penalizzi gli operatori corretti e le forze di polizia. Innovazione e legalità devono procedere insieme. La blockchain del resto non è uno scudo impenetrabile, come credono alcuni criminali: è un registro pubblico, permanente, immutabile. Serve la capacità di leggerlo, e non solo dei reparti specializzati. Per questo l’Arma sta estendendo la formazione anche ai reparti territoriali: sicuramente una formazione di base, non specialistica, ma per dare già una prima risposta al cittadino, anche per rispondere all’esigenza delle truffe e delle frodi.

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Questa giornata, come detto, per noi non è un punto di arrivo, ma una fase di collaborazione che sia piena e leale. Confermo la nostra disponibilità a proseguire questo cammino con lo stesso spirito positivo che ha animato questi mesi di lavoro. Anch’io cito una persona, padre Puglisi, che diceva: “Se ognuno può fare qualcosa, si può fare molto”.

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Velocità estrema, assenza di confini, assenza di limiti giuridici: sono tratti su cui la criminalità costruisce il proprio vantaggio. È esattamente l’opposto su cui si regge l’azione di contrasto, che ha tempi, confini e limiti, perché questo è il funzionamento di uno Stato di diritto. Questo scarto secondo noi non si colma inseguendo, bensì si colma anticipando. Per usare un termine inglese, ragioniamo di foresight. Il termine inglese ci consente di chiarire meglio: prevenire non è forecast, una previsione del tempo, e tanto meno prevision. È un termine che rende meglio l’idea: significa anticipare creando dei modelli su qualcosa che potrebbe accadere e potrebbe verificarsi. È necessario attrezzarsi prima che qualcosa accada. Il quantum computing ne è l’esempio più chiaro.

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Desidero pertanto ringraziare ancora una volta chi ha organizzato questo tavolo intergruppo per la fiducia con cui ha promosso questo spazio di confronto, e l’intera organizzazione che ci ha consentito questo percorso. È un percorso che va assolutamente nella direzione del foresight: una piattaforma di libero pensiero, di confronto giuridico e tecnico, che noi ci auguriamo possa divenire permanente. Governare l’innovazione significa soprattutto comprenderla e la tutela della legalità e l’azione di contrasto non devono essere viste come un ostacolo, ma come una delle condizioni che la rendono sostenibile, affidabile e al servizio della comunità. Grazie.