Stati Generali · 24 settembre 2026
Network State e Network Societies: blockchain e governance digitale
Matteo Alessio Tambussi
Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 3:50 min
In breve
Matteo Alessio Tambussi introduce Network State e Network Societies, comunità che usano strumenti digitali per organizzarsi e riconoscere valore. Propone sperimentazioni controllate in Italia su energia, cultura e servizi civici, con strumenti non speculativi e verifiche dei risultati.
Il video dell’intervento
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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.
Trascrizione integrale revisionata
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Buongiorno, mi chiamo Matteo Tambussi, sono un project developer nell'ecosistema Ethereum e cofondatore di SpaghettETH, forse una delle prime community, genesi delle varie community cittadine che ci sono e fortunatamente popolano il paese. Entro gli anni 30 sarà tecnicamente semplice costruire una comunità di decine di migliaia di persone con un'amministrazione digitale paragonabile a quella di un piccolo comune. Entro il 2050 potremmo vedere emergere entità assimilabili ad una città stato. Abbiamo già gated communities, smart cities, zone economiche speciali e charter cities, ma oggi tra Silicon Valley e Washington si parla di network state.
Che cos'è? Per Balaji Srinivasan suo ideatore è una comunità online coordinata che costruisce economia e governance proprie, acquisisce territori distribuiti e punta ad un riconoscimento diplomatico. Nella versione estesa troviamo poi criptovaluta, welfare via smart contract, territori crowdfunded e censimenti on-chain. Gli esperimenti ci sono già, esistono, si chiamano Network School in Malesia, Prospera e Vitalia in Honduras, Zuzalu in Montenegro. Molti falliscono e poi cambiano forma, fail and fail often, fallisce e fallisci spesso, è il mantra da startup.
Questi sono dei test di un fenomeno che ha nella sua pancia gaussiana, diciamo, una fattualità. Outsourcing, partenariati pubblico privati e grandi fornitori di GovTech come Palantir. Peter Thiel è infatti uno dei principali finanziatori e sostenitori del Network State. Il rischio qui è il lock-in, incatenamento tecnologico. Lo Stato mantiene l'autorità giuridica ma non possiede più tutti gli strumenti tecnici per esercitarla senza fornitori privati.
Per arrivare al network state manca ovviamente la delega regolatoria. Oggi tocca piccoli stati indebitati in via di sviluppo, domani anche stati occidentali indebitati potrebbero negoziare autonomia regolatoria in cambio di capitali e infrastrutture. Ma esiste un'altra corrente, le network societies e il CivicTech. Audrey Tang, ex ministro dell’agenda digitale di Taiwan per quasi 8 anni, la chiama plurality, tecnologia non per sostituire la democrazia ma per aiutare società complesse a coordinarsi meglio.
Se il codice diventa infrastruttura pubblica dobbiamo poterlo governare e verificare. Allora cosa possiamo fare in Italia? Non partiamo da 0, abbiamo comuni, terzo settore, comunità energetiche, filiere creative, community blockchain, università e istituzioni con progetti e piloti attivi. C'è CommonsHood, all’Università di Torino, c'è la ricerca su identità eIDAS del Politecnico di Milano, la sandbox MEF, Banca d'Italia, Consob IVASS e lo Smart Refund di Trenitalia e Trakti.
La mia proposta, è di mappare e connettere questi piloti, poi creare sandbox economiche di 12–18 mesi in ambiti controllati con audit e revocabilità. MiCAR lascia spazio a strumenti non finanziari, crediti chiusi, voucher, badge non trasferibili e diritti di accesso. Tre sono le sandbox che propongo, flessibilità energetica e comportamenti sostenibili, cultura e musica con token non speculativi e plural funding, volontariato e servizi civici con badge reputazionali. Questa potrebbe essere la nostra risposta, una network society made in Italy che usa strumenti programmabili per riconoscere valore dove oggi né lo Stato né il mercato riescono a vederlo. Grazie dell'invito.