Gruppo di lavoro 5 · 24 settembre 2026
Smart contract e Pubblica Amministrazione

Emanuele Locci
Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 5:35 min
In breve
Emanuele Locci, amministratore locale, presenta il Gruppo 5 su smart contract e pubblica amministrazione. Parte dai controlli quotidiani delle pratiche per mostrare dove registri distribuiti e verifiche automatiche possono essere utili, con sperimentazioni circoscritte e risultati misurabili.
Il video dell’intervento
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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.
Trascrizione integrale revisionata
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Grazie Antonio, buongiorno a tutti. Cercherò di far tesoro del suggerimento di Marita Langella e quindi cercare di essere comprensibile a chiunque. Se qualcuno entrasse qua per caso, provo a spiegare a lui smart contract e pubblica amministrazione, che insomma, andando nella burocrazia, potrebbe essere complesso. Da amministratore locale partirei da una cosa semplice: un’impresa presenta una pratica alla pubblica amministrazione. Partiamo da qua.
Prima che qualcuno possa decidere che cosa succede, gli uffici devono controllare i documenti, le firme, verificare che tutto sia stato depositato, le scadenze, che i requisiti siano stati rispettati. Insomma, tutta una serie di verifiche che sono spesso ripetitive. Se nascesse una contestazione a distanza di tempo, un ricorso, allora a quel punto bisognerebbe verificare i tempi, la veridicità di quei documenti e capire effettivamente quali sono stati i passaggi.
Ecco, il tavolo ha cercato di capire in quali procedimenti, a quali condizioni, gli smart contract e i registri distribuiti possono essere davvero utili alla pubblica amministrazione. Abbiamo esaminato due esigenze concrete: alleggerire le verifiche ripetitive e rendere più facile ricostruire i passaggi di un procedimento.
Molte condizioni oggettive possono essere controllate automaticamente. Il sistema può verificare se un documento c’è, se una firma è presente, se un termine è rispettato e se una pratica può passare alla fase successiva. Facciamo l’esempio di uno stato di avanzamento dei lavori pubblici: una richiesta di erogazione potrebbe essere sottoposta a controlli preliminari automatici e arrivare al funzionario già con l’indicazione che determinate condizioni sono state verificate. Però deve essere il funzionario della pubblica amministrazione che resta il responsabile di quel procedimento e che quindi ha l’ultima parola.
Il sistema può anche segnalare anomalie o possibili rischi di frode e in quel caso l’automatismo si ferma e si torna al funzionario della pubblica amministrazione, che fa la verifica umana di questo passaggio. Questo è uno dei principi fondamentali del lavoro che è emerso da questo gruppo: automatizzare ciò che è oggettivo e che è vincolato e supportare, senza mai sostituire, ciò che richiede invece una valutazione amministrativa.
A questo punto si potrebbe chiedere: per fare questi controlli serve davvero una blockchain? A volte serve, non sempre. Una parte del lavoro può essere svolta dai sistemi informatici che già conosciamo. Gli smart contract e i registri distribuiti diventano interessanti quando aggiungono qualcosa di specifico: un’evidenza verificabile che quel documento esisteva, in quale versione e in quale momento, oppure di quando una fase del procedimento amministrativo è stata completata. Questo può essere particolarmente utile quando più soggetti devono potersi fidare della stessa ricostruzione e l’evidenza non deve poter essere cambiata unilateralmente da chi ha formato o gestito il documento.
Il risultato poi dipende da come il registro viene costruito. Possiamo verificare che un documento corrisponda alla versione registrata. La criticità che resta è che non possiamo dedurre da questo che il documento racconti un fatto vero: se il documento in origine non è corretto, chiaramente possiamo avere la certificazione di quando è stato depositato, ma non il fatto che effettivamente sia vero ciò che è contenuto.
Abbiamo analizzato diverse fattispecie che ora, per limiti di tempo, non andrò a elencare, ma che sono presenti negli allegati al contributo che abbiamo fornito al Tavolo Tecnico, di 17 pagine. Quello che possiamo dire è che da questa analisi emerge un percorso operativo. Scegliamo casi concreti e misuriamo i tempi, gli errori e i costi. Dove è utile, possiamo automatizzare i controlli oggettivi. Se smart contract e registri distribuiti possono aggiungere un beneficio specifico, li sperimentiamo. Poi confrontiamo i risultati e investiamo ulteriormente nelle soluzioni che dimostrano di funzionare.
Il tavolo consegna dunque questa indicazione: partire dai problemi della pubblica amministrazione, sperimentare su scala circoscritta e rendere replicabili le soluzioni che producono risultati misurabili. Smart contract e registri distribuiti possono contribuire a una pubblica amministrazione più efficiente, verificabile e affidabile, mantenendo sempre alle persone il controllo e la responsabilità delle decisioni. È così che un potenziale tecnologico può diventare un valore pubblico. Grazie.