Intergruppo parlamentare “Asset Digitali, Blockchain e Bitcoin”

Gruppo di lavoro 1 · 24 settembre 2026

Bitcoin, Layer 2 e pagamenti digitali

Federico Lombardi

Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 6:59 min

Interviene in sostituzione del responsabile Christian Miccoli.

In breve

Federico Lombardi, componente del Gruppo di lavoro 1, presenta i risultati al posto del responsabile Christian Miccoli. Spiega Bitcoin come infrastruttura per pagamenti e micropagamenti tramite Layer 2 e discute gli ostacoli italiani: trattamento fiscale delle transazioni, travel rule e regole per gli electronic money token.

Il video dell’intervento

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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.

Trascrizione integrale revisionata

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Grazie. Buongiorno a tutti, sono molto felice di essere qui oggi a questo Intergruppo, che è stato particolarmente interessante, soprattutto nel gruppo di lavoro di cui ho fatto parte io, quello su Bitcoin, Layer 2 e pagamenti digitali. Ha un po’ raccontato, se vogliamo, la storia di Bitcoin e di questa tecnologia che nasce quasi vent’anni fa, ormai, da lontanissimo. Era un po’ un antagonista della finanza tradizionale, era vista come l’antibanca. Nel giro di questi anni la tecnologia ha mostrato che effettivamente, con le sue caratteristiche peculiari, uniche, meritava più di quello che aveva ricevuto. Quindi si è passati da una tecnologia che era completamente distorta dal punto di vista delle sue funzionalità a quello che sta diventando uno standard di settore. Se vogliamo, una finestra di Overton che si è spostata dall’impensabile al popolare e, visto anche il tavolo dove siamo seduti oggi, a qualcosa che è diventato regolato.

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Chiaramente, quando si parla di Bitcoin non si deve pensare soltanto all’asset. Bitcoin è stato visto spesso come un asset speculativo, di investimento, una riserva di valore: ha cambiato forma negli anni. Chi ha lavorato in questo settore avrà visto che inizialmente era quasi una moneta per essere scambiata; definite criptovalute, si è creata anche un po’ di confusione su cosa effettivamente fossero. Poi è passato a diventare più che altro un asset, ma quello che per me è importante è che Bitcoin è una tecnologia. È una tecnologia e un’infrastruttura su cui oggi si sta effettivamente ponendo una finanza nuova. Una finanza che può andare oltre a quello che era il web tradizionale, il web di oggi, il Web 2, e stiamo andando verso il Web 3, che è quello basato sulle blockchain.

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Pensando a Bitcoin e parlando di infrastruttura, si deve pensare alla programmabilità. Programmabilità significa che si è arrivati a creare dei programmi sopra Bitcoin, sopra le blockchain in generale: programmi che hanno consentito di stratificare in livelli questa tecnologia per rendere effettivamente fruibile una serie di servizi. Uno di quelli più importanti è proprio quello dei pagamenti. Il sistema dei pagamenti può beneficiare di una serie di caratteristiche: costi, riduzione di intermediazioni, stabilità tecnologica. Non essendoci degli intermediari specifici, ma essendo un’infrastruttura distribuita, può garantire anche maggiori sicurezze dal punto di vista infrastrutturale.

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Per attaccare Bitcoin non è più necessaria soltanto una violazione, magari crittografica, ma sono necessari soldi. Effettivamente hackerare la cosiddetta proof of work, cioè l’algoritmo di consenso che governa Bitcoin, richiede un effort computazionale che diventa poi la sua caratteristica di forza. Parlando di pagamenti, sono nati una serie di sistemi, di layer aggiuntivi, i cosiddetti Layer 2 di Bitcoin o di altre tecnologie, ma oggi ci concentriamo solo su quelli di Bitcoin. Su questi layer è effettivamente possibile ridurre ulteriormente le commissioni e questo è un enorme vantaggio per pensare ai micropagamenti. Oggi i micropagamenti sono la vera sfida su cui bisognerebbe ragionare nel mondo degli ecosistemi blockchain.

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L’Italia è un po’ ferma da questo punto di vista, o quantomeno un po’ indietro, perché abbiamo solo il 7% di utenti che effettivamente utilizzano, adoperano o posseggono criptovalute. Questo dato è anche in lieve contrazione, legata al fatto che la regolamentazione non ha spinto molto, in questo senso, una maggiore diffusione. Oggi un qualsiasi pagamento che facciamo in criptovaluta o con tecnologia blockchain, che quindi richiede l’utilizzo di commissioni e comunque di criptovaluta, è un evento fiscalmente rilevante. Immaginate: è come se tu stessi facendo delle vendite di azioni e ci fosse una plusvalenza o una minusvalenza, per cui l’utente deve mettersi a ragionare se è il momento giusto o meno per fare questa operazione. Quindi anche pagare un caffè diventa effettivamente problematico per un utente. Questo sicuramente ha rallentato molto lo sviluppo nel settore dei pagamenti.

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Bisogna anche dire che, oltre alla parte legata alla tassazione, c’è un elemento legato allo scambio di informazioni. Nell’ultimo anno sono arrivate finalmente le licenze MiCAR, quindi sono arrivati i crypto-asset service provider, i cosiddetti CASP: gli operatori abilitati a gestire criptovalute per conto degli utenti e a farne una serie di operazioni. Ma si è anche un po’ ingolfato il tutto, perché unitamente a questo è subentrata la travel rule, ossia una regola che effettivamente quasi rende impossibile trasferire criptovalute. Per trasferire una criptovaluta, i CASP di controparte che si scambiano questo valore devono anche scambiarsi una serie di informazioni e verificarle.

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Spesso queste informazioni l’utente che deve fare una transazione non le ha: è come se stessi richiedendo a un utente che deve fare un pagamento con carta di credito di darmi l’indirizzo di residenza, nome, cognome e codice fiscale del destinatario. Ovviamente, se c’è un’alternativa più comoda, più semplice, l’utente preferisce abbandonare questa soluzione. Di fatto oggi la travel rule sta ingessando letteralmente il settore. In più, mettici che i CASP non hanno delle regole ben precise, delle tempistiche ben precise con cui parlare, ed ecco che questa cosa rallenta ulteriormente.

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Sono anche arrivati gli electronic money token, regolati sempre da MiCAR, quindi dei token di moneta elettronica, che però non possono più essere gestibili dai CASP e basta, ma richiedono un’ulteriore licenza, quella del payment provider. Ci sono sicuramente una serie di iniziative a livello fiscale e di gestione che possono essere adoperate. Una è quella della travel rule; un’altra è rendere più snella la gestione degli electronic money token, per rendere i CASP abili a usarli in indipendenza. Poi ovviamente bisogna continuare a sviluppare il settore nella maniera adeguata, puntando sulla forza della tecnologia Bitcoin. Spero di non essere andato troppo oltre, quindi vi ringrazio tutti.