Gruppo di lavoro 13 · 24 settembre 2026
Fiscalità dei digital asset e compliance tributaria

Ferdinando Ametrano
Camera dei deputati, Aula dei Gruppi parlamentari · 5:46 min
In breve
Ferdinando Ametrano interviene sul lavoro del Gruppo 13 dedicato alla fiscalità dei digital asset. Illustra le criticità del trattamento fiscale delle criptoattività e le proposte, tra cui il ritorno dell’aliquota sulle plusvalenze al 26%.
Il video dell’intervento
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Fonte: WebTV della Camera dei deputati. Guarda la registrazione completa.
Trascrizione integrale revisionata
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Buongiorno, non posso esimermi evidentemente dall’accodarmi ai ringraziamenti all’onorevole Coppo per un’iniziativa così lodevole e interessante e, chiariamolo bene, orientata al bene comune. E ad Antonio per il lavoro, talvolta anche ingrato e faticoso, di aver coordinato, e a tutti ovviamente i partecipanti sia del mio gruppo che degli altri gruppi.
Il tavolo di lavoro sulla fiscalità aveva un lavoro per certi aspetti molto più semplice di altri e molto più sfidante, perché il focus è evidente a tutti da subito. È stato interessante riscontrarlo stamattina anche nel saluto del viceministro Leo. I principi evidentemente, ha detto il ministro, sono chiari a tutti. A cosa si riferiva? Al fatto che non è giusto che oggi la tassazione per chi investe in Bitcoin tramite ETP, ETN, tipicamente emessi da entità non italiane, è al 26%; per chi investe in Bitcoin direttamente, tramite spesso operatori italiani, la tassazione è al 33%. Insomma, il fisco premia la forma più lontana dal risparmiatore.
Mi hanno scongiurato di non evocare punti di incostituzionalità e quindi non lo faccio, ma ci sono pareri anche in tal senso: siccome la nostra Costituzione tutela il risparmio in tutte le sue forme e non attribuisce al legislatore un ruolo paternalistico di orientamento, insomma, evidentemente… Qui nessuno chiede una riduzione, qui chiediamo una parificazione. Sono quattro le differenze fondamentali da eliminare.
La prima, evidente a tutti, è quella sul 26%, cioè riportare l’aliquota sulle plusvalenze al 26%, la stessa, badate, di azioni, obbligazioni e titoli quotati. Si tratta di far tornare le criptoattività dentro la regola ordinaria dei redditi finanziari dal 2027, non retroattivamente. La seconda è quella degli oneri deducibili: qui c’è un punto sottile, ma è il fatto che gli oneri inerenti all’operazione non dovrebbero più essere tassati come guadagno. Di nuovo, sono esclusi dai guadagni per tutti gli altri strumenti, lo chiediamo anche per le criptoattività.
Aprire, come suggeriva anche il viceministro Leo stamattina, la compensazione fra strumenti. Quindi che plusvalenze e minusvalenze cripto entrino nella somma algebrica generale dei redditi diversi finanziari. Quarta misura: la rideterminazione annuale al 21%, cioè la possibilità di riallineare il valore di carico pagando un’imposta sostitutiva. Di nuovo si tratta della stessa aliquota e della stessa cadenza annuale già prevista per le partecipazioni. È una regola stabile al posto delle riaperture episodiche effettuate nel 2023 al 14% e nel 2026 al 18%. Ripeto, si tratta di un’equiparazione con quello che succede già in altri casi.
Quanto costa tutto questo? Perché di nuovo il viceministro Leo indicava il tema dei costi come cruciale. Bene, fatte delle prime stime, ovviamente da verificare con gli uffici ministeriali, si parla di 14 milioni, cioè meno dello 0,01% delle entrate tributarie. Si potrebbero dividere questi 14 milioni per i sei milioni di italiani che sono interessati e provare a fare un confronto tra il costo della manovra, benemerita, sul bollo auto, diviso i 14 milioni di italiani che ne beneficiano. Si vede che questo è un tema di giustizia che ha un impatto, sia in termini assoluti che in termini relativi, decisamente piccolo. Non è uno sconto, non è un condono, è la fine di un’eccezione irragionevole.
Perché adesso? Perché il 30 giugno il regolamento MiCA è andato a regime; perché il primo gennaio entra un nuovo Testo unico sui redditi e dal 2027 ci sono gli scambi automatici tra operatori cripto in tutta Europa che permetteranno un controllo dell’evasione, degli evasori, migliore. È evidentemente il momento opportuno. Peraltro nel lavoro fatto nell’Intergruppo, nel nostro gruppo di lavoro, abbiamo anche trovato quattro riferimenti al Testo unico che va in effetto il primo gennaio che sono sbagliati. Quindi accidentalmente potremmo, con questa bozza di proposta, anche fissare questi problemi.
Attenzione alle semplificazioni giornalistiche: non c’è una proposta di legge oggi, c’è una bozza da finalizzare nel confronto con gli uffici parlamentari e ministeriali, con l’obiettivo che possa eventualmente andare in vigore dal primo gennaio 2027. Non chiediamo agevolazioni, chiediamo la fine di un’eccezione. Grazie.
Antonio Annino: Grazie a Ferdinando, che è stato impegnato per ottenere la licenza MiCAR, è stato il primo concessionario a ottenere la licenza e che quindi partirà da domani con il gruppo di lavoro per condividere questa proposta, che attualmente è stata elaborata da lui personalmente e che andrà al vaglio e alla condivisione del gruppo di lavoro.